Mar 4 2015

Ruggine 6 !

cop_ruggine06Dopo tanto penare, ecco finalmente davvero davvero il nuovo numero di Ruggine!

Prestissimo nelle migliori distribuzioni, librerie di nicchia, antri oscuri, case e galere (per gli abbonati).

Editoriale

Il nostro mondo é popolato di strane simmetrie, perchè la simmetria é una struttura rassicurante. In qualche modo riconosciuta come la forma naturale di tante cose, il nostro corpo per primo. Costruire una simmetria significa dare un aspetto amichevole agli oggetti, alle idee anche. In questo numero di Ruggine, abbiamo deciso di dare più importanza alle illustrazioni e anzi di sforzarci di scrivere partendo dalle tavole, piuttosto che chiedere a qualcuno di rappresentare i nostri raccontini. Vorrebbe essere un esperimento e sopratutto un segno di rispetto per i disegnatori e per la loro capacità di creare delle simmetrie appaganti e ricche. Purtroppo la questione simmetrie, non é nota soltanto a noi. In quella detta rotatoria per esempio si parte da un centro, e la scena si sviluppa nell’intorno. Immaginate di porre nel mezzo l’utile, il profitto, l’economia. A partire da questo si dispongano quindi variegate forme, più o meno distanti dal concetto centrale. Non é importante identificarsi con esso, ma collocarsi rispetto a.

Non so se avete visto il film dei Lego. Quei maledetti mattoncini sono una vera e propria scuola di simmetria. Nella pellicola tutto gravita attorno all’antagonismo tra il potere del padre, grande costruttore e principio d’ordine per eccellenza e la ribellione del figlio, che pure lui vuole giocare coi lego. Senex e puer. Il conflitto non si sana però uccidendo la figura paterna, e dichiarando la Libera Repubblica dei Lego ribelli. La tesi del film é piuttosto la riconciliazione. Il padre é chiamato Mr Business e si identifica in maniera affatto velata con il Capitale, con la C maiuscola. Ovvero l’unico modello economico possibile, il solo che contenga la capacità di creare giuste e equilibrate simmetrie. Questi rimane però vittima del proprio potere, si irrigidisce, diviene sempre più desposta, si circonda di macchine e robot, le simmetrie divengono sempre più soffocanti e strutturate in maniera psicotica. La sana ribellione del figlio però lo rende di nuovo umano. “Babbo, non devi essere per forza cattivo”, con queste parole si consuma la riconciliazione: il capitale può essere buono, amico premuroso, comprensivo e complice. O di più ancora, può divenire nostro compagno di giochi. Può far tesoro delle nostre idee, può sussumere la nostra creatività e non tarparla. L’importante é che rimanga chiaro dove sta il centro, non quanto ci si scosta da quest’ultimo. Abbiamo il permesso di giocare, possiamo rompere le regole, basta non rompere il centro.

Stay hungry, stay foolish. Respect the center. Poi piove per una giornata, che vuoi che sia? Mica può piovere per sempre? Come diceva Brandon Lee nel Corvo. Certo che no. Comunque per morire basta molto meno (come ha imparato girando quel film lo stesso Brandon, figlio di Bruce, l’Urlo di Chen, che terrorizzò anche l’Occidente). E mentre aspettiamo torni il sereno, paesi e città si ricoprono di fango, qualcuno ci sparisce nel mezzo e diviene evidente che negli ultimi 70 anni in Italia il signor Capitale ha creato simmetrie per nulle amichevoli, stendendo troppi mattoncini di Lego. E non é vero che può essere buono e amico di tutti. Secondo noi l’unica posizione ragionevole rispetto a Mr. Business é mirabilmente sintetizzata in quel capolavoro di poesia cockney che é Take’em all dei Cock Sparrer:

Take ‘em all, take ’em all, Put ’em up against a wall and shoot ’em, Short and tall, watch ’em fall.
Ovvero: acchiappiamoli tutti, appicicchiamoli a un muro e prendiamoli a cazzotti, alti e bassi, guardiamoli rovinare a terra.

Non sarà raffinato, ma ha il pregio di essere chiaro, come una simmetria ben riuscita. Non é poco nei tempi del trionfo del libero mercato, della guerra tra poveri generata da una xenofobia casuale, della nostalgia per un padre forte e autoritario e della più completa incapacità di individuare un nemico realistico, dell’ossessione per la legalità. Noi siamo perfettamente in grado di creare simmetrie affascinanti, autosufficienti, autogestite e non ci si venga a dire che il problema é la crisi. Il problema é quello che ci vogliono costringere a fare per fingere di uscirne. La crisi sarebbe invece una buona opportunità per levarci di torno Mr. Business: per assestargli un bel calcio nelle palle, seguito da una ginocchiata in faccia e una gomitata sulla tempia. E vedere se in mezzo al sangue del setto nasale rotto spunta ancora quel sorrisino spocchioso da manager cocainomane. E se sì stenderlo al suolo, salirgli a cavalcioni sul petto e continuare a colpire in maniera simmettrica, fino a quando c’arreggono le nocche.


Jun 20 2014

Waiting for Ruggine 6

Old-Timey-KidletsCarissime lettrici e carissimi lettori,

ci duole informarvi che i troppi impegni e il troppo lavoro ci obbligano, nostro malgrado, a rimandare di qualche mese la pubblicazione del Numero 6 della vostra rivista preferita. Preferiamo prenderci un po’ piu’ di tempo e non cadere nelle facilonerie di un numero tirato via per la fretta.

MA. C’e’ una sorpresa che vi attende tra qualche mese, alla data della pubblicazione. Il numero che abbiamo in cantiere sara’ un numero speciale, con mirabolanti effetti visivi e vorticosi volteggi di parole che, siamo sicuri, alleneranno il vostro immaginario.

Speriamo di essere pronti per il primo autunno. Aspettateci.

Collane di Ruggine

 


Feb 26 2014

Ruggine a Torino

ruggineRBO-WEBTorino è una città vistosamente affine a Ruggine, così come per motivi diversi lo è Trieste. Certi tramonti intravisti dalle macerie dei capannoni abbattuti, certi palazzi di una signorilità quasi ingenua e affannata, le comunità autogestite che bruciano di vita, le esistenze offese dalla fabbrica, la fabbrica scomparsa e ciò che ne resta.

Finalmente Ruggine si presenta a Torino. Arrivata varie volte in modo clandestino, coprodotta, intervistata, letta e supportata adesso si mette il vestito buono e viene a fare la vostra conoscenza. Come si deve.

Venerdi’ 7 marzo
Radio Blackout – Via Cecchi 21 A

h 19 apericena
h 20 presentazione, chiacchere, proiezioni e cose strane


Jul 1 2013

Ruggine 5 scaricabile

acciaioWEB

Ecco a voi il magico link per scaricare il pdf del nuovo numero di Ruggine.
28 MB e passa la paura.

ruggine5-web


Jun 11 2013

Ruggine 5 – Editoriale

Editoriale

In questo sesto numero ospitiamo almeno due novità: un piccolo progetto di elettrotecnica dell’ofPCina di Bologna e un racconto di hacking vissuto dal titolo “Disko Frigido”, che narra dell’omonima esperienza. Ne siamo molto fieri e abbiamo pensato per questo di festeggiare dedicando l’editoriale alla tecnologia, anzi meglio alla matematica. Ruggine parteggia per un approccio divertito, disincantato, autoironico, critico, all’utilizzo delle tecnologie, che non ravvisiamo spesso intorno a noi. Al contrario viviamo in un mondo di tracotanza tecnologica immotivata. Se le cose funzionassero a modino, magari si potrebbe anche pensare di tirarsela un po’ e pavoneggiarsi, ma considerate le premesse e i risultati, l’arroganza tecnologica risulta piuttosto fuori posto. Eppure gli accadimenti umani ricondotti a sistemi hanno un fascino perverso e problematico e trasmettono evidentemente un senso di onnipotenza. Tutti i giorni sperimentiamo l’influenza di regole e assiomi nella nostra quotidianità: sistemi idraulici, sistemi elettrici, sistemi elettorali, sistemi di telecomunicazioni, sistemi finanziari… Alla base di tutto questo c’è la matematica. Ma alla base della matematica cosa c’è? Senza la capacità di tradurre la realtà in numeri, niente scienza. Eppure i fondamenti della matematica sono qualcosa di assolutamente oscuro e deludente per chi immaginasse il nostro mondo come un sistema ben ordinato. Si tratta di un territorio angusto, popolato di incertezze e problemi irrisolvibili. Non che interessi a molti, ma in verità non siamo ancora riusciti a rispondere per bene alle domande: cosa sono i numeri? Perché possiamo fidarci di loro? Possiamo? Nonostante questo la nostra società figlia della rivoluzione industriale e poi di quella elettronica e informatica si presenta come molto sicura di sé.

Le menti e i corpi di matematici come Leibniz, Newton, Cantor, Fourier ecc. si sono consumati nel tentativo di ordinare il mondo, di scoprire un linguaggio in grado di disvelare la realtà. Gli studiosi citati finora sono tutti riconducibili al cosiddetto platonismo. Considerano i numeri come entità dotate di una propria esistenza e la matematica come lo studio delle relazioni che li legano. Bisogna credere che il mondo sia popolato di forme e di idee che esistono di per sé e che non sono spiegabili altrimenti: dio insomma, secondo Leibniz e compagnia. Nel ’900 infatti Gödel, un logico di cui avrete sentito parlare, conclude questo ragionamento affermando che nessun sistema formale è in grado di fondarsi da solo. È sempre necessario qualcosa al di fuori di esso che ne costituisca l’origine, una qualche verità esterna. Sarà quindi pubblicata postuma una sua dimostrazione logica dell’esistenza di dio, nella quale si fa per appunto riferimento a Leibniz. Gödel credeva anche agli angeli e ai demoni, e prendeva molto sul serio la logica: infatti si lasciò morire di fame, poiché pensava di poter essere avvelenato attraverso il cibo.

Esistono altre correnti del pensiero matematico che cercarono di evitare questo ricorso all’iperuranio, ma ne sono uscite un po’ malconce dal confronto con la logica stringente del signor Gödel.

Quando al telegiornale si parla con disinvoltura di finanza e tecnologia dandone per scontata la razionalità, l’ineludibilità e l’infallibilità, andrebbe anche aggiunto in coda un messaggio che scorra velocissimo come per le pubblicità dei medicinali: la matematica usata nelle scienze economiche trae proprio fondamento credibile soltanto nell’assunto: “dio e qualche altro spiritello dovrebbero esserci, perché altrimenti non sappiamo da che parte iniziare a contare”.

Sarebbe utile insomma una certa dose di autoironia, che stemperi la tracotanza del nostro mondo tecnologico, e faccia presente che la baracca va avanti sulle idee di un signore con la barba vissuto 2500 anni fa. Ma così non è.

D’altra parte l’umanità ha sempre sofferto il fascino dei fricchettoni con la barba, la tunica e il sandalo.

Nel 2010 il duo di economisti Reihart/Rogoff firma un articolo citato in continuazione a giustificare le politiche di austerity europee. Quando hanno reso pubblici i dati e le formule utilizzate per i calcoli è però emerso un errorino. Hanno sbagliato a digitare il numero di cella di excel su cui fare la media. Ammesso che le loro formule avessero un senso, i conti erano sbagliati: magari con la calcolatrice meccanica inventata da Leibniz avrebbero avuto più successo.

Tutto questo sarebbe anche buffo e farebbe ridere, se non fosse che nel nostro mondo i numeri si traducono in azioni e le azioni hanno conseguenze materiali sulle vite delle persone. Se anche i numeri non esistessero davvero, noi abbiamo imparato a farli diventare carne e sangue.

Chissà se Platone, abbandonato il suo simulacro materiale, si bea di pisciarci in testa ridendosela lassù dall’ultimo cielo… E comunque noi abbiamo sempre tifato Eraclito l’oscuro, che sappiamo per certo non portava i sandali, ma aveva gli anfibi autoprodotti. E poi Leibniz era un amico dei preti, Newton si infilava gli aghi nell’occhio, a Cantor hanno intitolato un cratere sulla luna, però prima l’hanno fatto morire in un manicomio, e Fourier poco ci mancava che lo ghigliottinassero. Ecco.